Articolofamiglie - buone pratiche

Il mio latte libero,
tra dovere e piacere

Allattare è una scelta intima che va supportata. Ma oggi la maternità è gravata di uno spirito performativo che devasta il rapporto tra madre e figli costringendola ad inseguire parametri considerati di eccellenza. Mentre la maternità è un puzzle che va composto in libertà

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Prefazione al libro “Lavoro e allatto”, di Tiziana Catanzani (autrice dell'articolo, pubblicato su questo sito, "Lavoro e allattamento in un manuale di sopravvivenza")

Ho allattato entrambi i miei figli per due anni e due mesi ciascuno. Con massima gioia loro e mia. Mi piaceva il formicolio della salita del latte, la sensazione di avere il seno gonfio, il piacere dello svuotamento durante la suzione. Non mi vergognavo quando il liquido usciva dal capezzolo e bagnava la maglietta. Se dovessi dirla tutta, con quel seno prosperoso mi sono sentita sexy. Certo, c’erano le notti interrotte dalle continue richieste di ciuccia, l’insofferenza di averli sempre attaccati se stavano male, i giorni di superlavoro aggravati dalla stanchezza di allattare. Però il peso della fatica (solo mia) è sempre stato inferiore a quello del piacere (mio e loro) e dei benefici (soprattuto loro!). Quando si è invertito questo equilibrio, ho deciso di smettere. La prima volta non sapevo da dove iniziare. Cercavo un sito, un manuale, un consiglio per chiuderla nel migliore dei modi, ma nessuna risposta né esperienza mi sembrava buona. Presto compresi che non avrei mai trovato nessuna indicazione al di fuori di me. Cominciando ad allattare avevo bisogno di una tecnica per padroneggiare il seno, capirne funzionamento e potenzialità, smettendo di allattare invece dovevo confrontarmi con una relazione  (io, la creatura e il seno). Per compiere questo passaggio, ho impiegato due settimane con il primo figlio, due mesi con la seconda bambina. Quest’ultimo distacco è stato più lungo perché sapevo che (probabilmente) non avrei più avuto altri figli e quindi, per quanto sfinita, non mollavo la mia quota di piacere e di attaccamento.

 

Nei 4 anni e 4 mesi in cui ho tirato fuori il seno per allattare (il mio tempo da mucca sacra, mi piace definirlo) ho incontrato sguardi di approvazione, tenerezza, disprezzo, curiosità, repulsione, invidia a conferma della verità che essendo tutti nati da donna il corpo della madre non ci è mai indifferente. Di questi occhi non conservo memoria ma ho in mente, una per una, le donne che in quei momenti si sono giustificate per non aver potuto allattare: “mi è finito il latte”, “non avevo il latte”, “Mi sono sentita in colpa, però non posso farci nulla”, "dovevo tornare a lavorare". Erano tristi, arrabbiate, deluse, aggressive: le ringrazio tutte. Perché nel tempo mi hanno fatto riflettere sulle cattive conseguenze di una cultura che mette l’allattamento al seno tra i "doveri di una buona madre" e non tra le scelte di come "essere buone madri". Mi procura tristezza quando qualcuna usa a giustificazione della propria necessaria e sacrosanta libera scelta di “non dare il seno”, la protezione del “non potere dare il seno”. E ancor di più, trovo insopportabile la cultura del "dovere allattare per essere una buona madre" usata creando disagio tra le donne. Sono una grande fan dell’allattamento al seno e dei suoi moltissimi vantaggi, lo consiglio a chiunque e sono fermamente convinta che (quasi) tutte le donne con un opportuno sostegno hanno il latte ma sono altrettanta certa che come essere madri è un puzzle che ciascuna deve comporre in libertà. La maternità contemporanea è gravata come mai nel tempo di uno spirito performativo che devasta il rapporto tra madre e figli costringendola ad inseguire parametri considerati di eccellenza. A scapito dell’unica condizione necessaria per creare una buona relazione: sentirsi  liberi e a proprio agio. Il manuale di Tiziana Catanzani va invece in questa benedetta direzione perché fornisce informazioni, consigli e tecniche per poter scegliere se, come e quando allattare aumentando gli spazi di autonomia della madre dal bambino  (per lavoro, per divertimento, per insofferenza che sia) tenendo conto del benessere di entrambi. La competenza di Tiziana sul sostegno all’allattamento è costruita in anni di studi ed esperienze, dunque questo manuale è tecnicamente super affidabile. E lo è anche emotivamente. Perché Tiziana ha una sua personale riflessione sulla maternità, il parto, l’allattamento, la relazione madri e figli che mi ha sempre arricchito essendo sempre autorevole e arguta, mai banale. Ecco perché di questo manuale condivido lo spirito creativo e lo promuovo con convinzione. Buona fortuna a tutte.