Nel libro La famiglia naturale non esiste, la sociologa Chiara Saraceno, in dialogo con la giornalista Maria Novella De Luca, ripercorre la storia della "famiglia" come costrutto socio-culturale nel nostro paese, raccontando che se le famiglie sono cambiate è perché a cambiare sono state soprattutto le donne
La famiglia naturale non esiste, pubblicato da Laterza, è un libro-intervista: un dialogo tra Chiara Saraceno e Maria Novella De Luca. La prima, sociologa, professoressa emerita all’Università di Torino, la seconda, giornalista di Repubblica; entrambe lavorano da anni su questioni di genere, interrogandosi su come cambia la società. È questo interrogare a dare il ritmo e il passo al libro e a renderlo interessante, permettendo di tracciare traiettorie tra le pagine.
Da una parte il piccolo volume è un omaggio a Saraceno, una delle prime sociologhe italiane, e al suo lavoro femminista di cui racconta gli esordi in accademia alla fine degli anni Sessanta - in un momento storico che chiedeva cambiamento e apriva possibilità -, i temi di studio, il suo diventare una intellettuale pubblica, il complicato rapporto con la politica e le politiche pubbliche. Un percorso che l'ha portata a diventare una delle voci più autorevoli del presente.
Allo stesso tempo, però, il dialogo tra Saraceno e De Luca riesce a essere un racconto di come è cambiato il nostro paese, confrontandolo – esercizio assai interessante – con il modo in cui i cambiamenti avrebbero potuto essere orientati, fare meno male, generare meno disuguaglianze, se la politica avesse voluto governarli.
Negli studi di Saraceno, la famiglia, oltre che uno snodo per comprendere i rapporti di genere e quello tra generazioni, rappresenta un osservatorio privilegiato sull’infanzia, e permette di capire molto su mercato del lavoro, welfare e politiche pubbliche.
Il punto di partenza dell’analisi della prima sociologa della famiglia italiana è che non si può parlare di famiglia al singolare ma che le famiglie sono tante, le loro esigenze sono diverse e la loro forma cambia nel tempo. E se le famiglie sono cambiate è perché a cambiare sono state soprattutto le donne.
Nell'intervista, Chiara Saraceno ripercorre come, nell'arco di poche generazioni, le vite delle donne si siano trasformate grazie all’acquisizione di diritti e possibilità, ma questo percorso di libertà è ancora incompiuto, con conseguenze che, in molti casi, hanno creato ulteriori divisioni di classe.
Come succede, ad esempio, con gli asili nido, che, non coprendo tutto il fabbisogno, vengono usati maggiormente da coppie a doppio reddito e con un livello di istruzione più alto, i cui bambini e bambine hanno accesso prioritario e in questo modo beneficiano in maggior numero di inclusione scolastica e socializzazione precoce.
Il libro arriva fino a raccontare i cambiamenti che riguardano le famiglie del presente e i loro nodi: l’accesso alle tecniche di riproduzione medicalmente assistita, la gestazione per altri, le famiglie omogenitoriali. E i nodi che rimangono, nonostante tutti i cambiamenti, per esempio la violenza degli uomini contro donne e bambini.
Se la famiglia è un costrutto socio-culturale, chi invece afferma che esiste una famiglia “naturale” e che qualunque variazione è devianza, lo fa su presupposti che sono politici. Purtroppo, questi presupposti non sono innocui ma si riflettono sul welfare, sulle politiche di sostegno alla genitorialità, sull’accesso ai diritti e alle risorse, decidendo chi è dentro e chi è fuori.
E su questo si innesta il secondo pilastro del libro, che è l’universalismo. Un principio per cui ad avere diritto sono le singole persone e non le famiglie, e sono tutte le persone e non solo una piccola parte della società, che siano le più vulnerabili, o quelle che soddisfano alcuni requisiti. Un esempio di questo tipo di politiche è l’Assegno universale per i figli, una misura che Saraceno ha contribuito a definire, anche se come spesso accade, non esattamente nella forma in cui poi è stato approvato dalla politica.
Nel libro, Chiara Saraceno racconta il suo ruolo di intellettuale pubblica, che spesso ha partecipato alla definizione di politiche, al loro monitoraggio, a commissioni di esperti.
Il bilancio però è negativo: “la mia vita professionale sul piano dell’impatto delle policy è stato un fallimento”, afferma nell'intervista. Molto di quel lavoro infatti è stato disperso, non utilizzato, sottostimato da una politica che ha preferito non cambiare e non investire sul medio e lungo periodo. In questo modo, tanti dei temi che attraversano il libro – famiglia e natalità, povertà e immigrazione – vengono raccontati e gestiti dalle istituzioni come emergenze, anche se di emergenziale non hanno nulla.
È una politica dal fiato corto, incapace di ascolto e programmazione. Una politica che storicamente si nutre, anche a sinistra, di sottorappresentazione e sottostima delle donne, e di una cultura che le vuole poco autonome, asservite al potere del capo. E se il giudizio sulla politica istituzionale è severo, il luogo a cui guardare, ci dice Saraceno, sono le tante esperienze locali, nate nei comuni o grazie alla società civile, dove ci sono idee, soluzioni e un paese che riesce a muoversi per dare risposte.
Quello che rimane dopo aver letto il libro è il desiderio di politiche nuove, con visione, sostenute da saperi. Aspettiamo domani.
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