
Il crescente livello di astensionismo, culminato nelle ultime amministrative di fine maggio, rappresenta il fenomeno più macroscopico ed evidente di un processo di fuga dalla politica che dev’essere interpretato e valutato con particolare attenzione.
Uno degli elementi di valutazione riguarda il tema dell’eventuale differenza di genere nelle dinamiche di partecipazione al voto.
I grafici che seguono sono il risultato di alcune elaborazioni realizzate sui dati disponibili nell’archivio elettorale del comune di Roma.
Il primo grafico riprende il livello di astensione nelle diverse consultazioni elettorali che si sono tenute tre il 2001e il 2013 nella capitale. In linea di massima il livello delle astensioni delle donne è sempre leggermente maggiore rispetto a quello degli uomini, ma tali differenze non sono tali da indurre a ipotizzare diverse modalità di partecipazione al voto secondo la differenza di genere degli elettori. Tale considerazione emerge in maniera particolare se si guarda agli andamenti temporali per votazioni omogenee: il livello di affezione (o disaffezione) nei confronti della partecipazione elettorale segue dinamiche simili sia per gli uomini che per le donne.

La tabella che segue prende invece in considerazione la differenza delle percentuali di astensione tra le amministrative 2008 e quelle del 2013 nei 15 municipi di Roma.
(Ad esempio nel I° municipio nel 2008 si erano astenuti il 27,4% di uomini e il 28,6% di donne; nel 2013 il 48,7% di uomini e il 48,2% di donne. L’incremento è stato quindi di 21,4 punti percentuali per gli uomini e di 19,6 punti percentuali per le donne).

Anche in questo caso le differenze di genere riscontrate non sono significative. In sostanza se in un dato municipio gli astenuti maschi sono cresciuti in maniera maggiore (o minore) rispetto ad altri territori, lo stesso succede per le donne. C’è un solo caso particolare, quello dell’VIII° municipio (Ostiense, Garbatella, Tormarancia, Grotta Perfetta) in cui l’incremento dell’astensione femminile è stata significativamente più alto rispetto a quello degli elettori maschi.