Articolopari opportunità

Le donne italiane
e il ritorno della mummia

Non ci si crede, che Berlusconi riappaia sui nostri schermi, per la sesta campagna elettorale della sua carriera e del nostro declino. A meno che un movimento d'opinione risorga potente e deflagrante da fermare il treno in corsa. Decretando la fine del format, come nel Reality di Garrone, per mancanza di audience

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Molti calcolano, azzardano. E se le primarie le avesse vinte Renzi? Ci avrebbe provato ugualmente? No, forse si sarebbe sentito più sguarnito. Forse il suo “narcisismo” (immarcescibile parola da applicare a lui) non avrebbe retto alla sfida di un trentasettenne. Quanti voti prenderà? 10%, 15%? Pochi per essere ancora il signore e padrone del parlamento, ma moltissimi per ripararsi dietro al ruolo istituzionale, per salvare le aziende e la libertà personale. Quanto alla faccia, di quella, si sa, gli interessa poco. O almeno, della faccia così come presumibilmente la intendono le lettrici di “InGenere”.

Altri ironizzano. “Il ritorno della mummia” - titola Libération. E danno voce alla stupore, allo smarrimento dell'opinione pubblica europea e italiana. Non ci si può credere. Già, proprio così. Ma è altrettanto vero – salvo sorprese difficili da immaginare – che ci si deve credere per l'apparente impossibilità di impedire che avvenga l'inevitabile. Che Berlusconi torni a essere protagonista della sesta campagna elettorale della sua carriera e del nostro declino.

A meno che un movimento d'opinione risorga così potente, così deflagrante, così autoevidente nella sua passione civile, da fermare il treno in corsa.

La toga sulle ventitré, la chioma rossa, la determinazione indefettibile, lunedì Ilda Bocassini parlava al Palazzo di giustizia di Milano a testimone assente. Ruby, che sarà per sempre la nipote di Mubarak nei resoconti stenografici della nostra Repubblica, non si era presentata: forse all'estero, forse protetta in luoghi sicuri per lei e anche per chi non desidera che parli. Del resto l'ultima puntata dell'eterna pochade, il rapimento light del ragionier Giuseppe Spinelli, amministratore delle olgettine, è di soli venti giorni fa.

Bocassini, magistrata appassionata, ma anche rigorosa (chi l'ha mai vista a un talk show alzi la mano!) ha detto quello che tutti pensano. E' così che comincia la campagna elettorale. Tenendo alla larga dai tribunali ragazze fragili o troppo furbe, esibizioniste o confuse. E prendendo tempo.

Ma il 13 febbraio 2011 non è stata una singola magistrata a pensare e a dire che la fiera della vanità e dell'umiliazione delle ragazze aveva a che fare con i destini dell'Italia. Milioni di donne ne hanno fatto la propria bandiera. Ed erano diversisissime. Madri che si impegnavano a restituire valore alle figlie, credenti che cercavano valori autentici da condividere con le donne laiche, donne di destra che volevano mantenere la testa alta e la schiena diritta. Tutte alla ricerca di un mondo più spazioso, di un respiro diverso della democrazia, di una cifra dell'esser donne da cercare nella libertà.

Io ne ricordo una più di tutte le altre. Aveva un cane al guinzaglio e intorno al collare c'era scritto: “Sono il nipote di Rintintin”. Sarà sicuramente ancora arrabbiata o di nuovo arrabbiata.

Se, come ci ricordano Assunta Sarlo e Francesca Zajczyk in “Dove batte il cuore delle donne?”, sono le donne casalinghe, di età matura e forti consumatrici di televisione ad aver fatto il successo di Berlusconi, forse c'è una buona notizia.

Matteo Garrone, nel suo bel film del 2012, “Reality”, ha celebrato il congedo dal “Grande Fratello”. Il format, infatti, non va più in onda per mancanza di audience sufficiente. La tv generalista, che il nostro fragile centro-sinistra non è stato in grado di riformare, è entrata in crisi di senescenza. Speriamo che permetta a più persone di vedere la realtà oltre il “reality”.

(nella foto: l'intervista su Canale 5 di domenica 16 dicembre, 2012)