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Un punto sulla
popolazione

Foto: Pixabay/Gerd Altmann

A pochi giorni dalla ricorrenza internazionale dedicata dalle Nazioni Unite alla popolazione, facciamo un punto partendo da dati aggiornati e previsioni future su nascite, istruzione, matrimoni, salute sessuale e riproduttiva

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È passata un’epoca da quando si parlava di demografia solo per arginare l’esplosione demografica. “Esplosione” che c’era e in qualche misura c’è, visto che nel novecento la popolazione umana si è quadruplicata, e arriverà a superare gli 8 miliardi l’anno prossimo. Ma non durerà: nascono adesso ogni anno 18 bambini ogni 1000 “terrestri”, e intanto ne muoiono 8, ma solo perché la popolazione è ancora giovane, e in età di fare figli.

Oggi è quasi solo l’ Africa il continente in cui a lungo termine il numero dei figli per donna supera (e ancora di molto) la soglia-limite di 2,1 figli che garantisce una popolazione stazionaria. Una donna indiana fa in media 2,1 figli, una cinese 1,6. La popolazione del mondo continua a crescere non solo per i nuovi bambini che si aggiungono ogni anno, ma anche perché si vive più a lungo, pandemie presenti e future permettendo.

Ma in questo secolo – le previsioni divergono sui tempi, non per la direzione  la popolazione della Terra inizierà a scendere, anche se farà molta differenza il picco dal quale inizierà la discesa, il momento e gli squilibri che comporterà, e già oggi comporta, questo cambio di passo.

A pochi giorni dalla giornata mondiale della popolazione – istituita nel 1989 dall’Unpd, l’agenzia delle Nazioni Unite che si occupa di sviluppo umano, e oggi promossa dall’Unfpa, il fondo per la popolazione delle Nazioni Unite, con l'obiettivo di aumentare la consapevolezza sulle nascite, la parità tra i sessi, la povertà, la salute durante la maternità e i diritti umani – mettiamo in fila alcuni punti critici.[1]

Le bambine che mancano. Per legge di natura, a fronte di 100 neonate dovrebbero esserci 105 bambini. In molti paesi essi superavano i 110. È un problema non solo dell’Asia (Cina, India), ma anche di molti paesi europei. Fatta eccezione per India e Vietnam, secondo un autorevole studio negli ultimi anni il rapporto tra neonati e neonate sta gradualmente ritornando alla norma. Tuttavia, l’eccesso di nascite maschili, avvenuto a partire dagli anni 70, rappresenta una delle con-cause dell’attuale rallentamento demografico di genere.

La tappa successiva è il mancato accesso all’istruzione. Nel mondo, 132 milioni di ragazze non vanno a scuola: 34 milioni dovrebbero frequentare le elementari, 97 milioni le medie. Il 55 per cento dei bambini in età di scuola elementare che non frequentano le lezioni sono femmine. Dei circa 781 milioni di adulti analfabeti nel mondo, quasi due terzi sono donne. Dove le donne all’istruzione hanno avuto accesso, la società è cambiata: non solo le ragazze hanno acquisito il controllo delle loro vite, maggiore salute e maggiore benessere, ma anche i loro figli ne hanno avuto un significativo beneficio: la mortalità infantile è diminuita, le nascite non desiderate o troppo precoci anche. I timori per l’esplosione demografica si sono molto ridimensionati in tutti i paesi in cui le donne hanno più conoscenze e più controllo delle loro vite.

Il matrimonio di minori, in età inferiore ai 18 anni, per definizione incapaci di esprimere un consenso giuridicamente valido, imposto dalle famiglie di origine, rappresenta una prevaricazione cui sono esposte molte ragazze soprattutto nei paesi dell’Asia centrale, purtroppo “importata” attraverso l’immigrazione anche nei nostri paesi, come mostrano i recenti casi di cronaca. Sposarsi presto per le ragazze significa abbandonare la scuola, significa cominciare a partorire troppo presto, significa soprattutto dover rinunciare a modellare la propria vita secondo il proprio disegno. Le leggi degli stati non devono tollerare eccezioni al criterio dell’età minima legale. Anche l’Italia consente eccezioni, a partire dai 16 anni, sia pure con l’autorizzazione del Tribunale per i minori. Nonostante tutto, negli ultimi dieci anni la percentuale di ragazze che si sposano prima della maggiore età è diminuita passando da una su quattro a una su cinque.

Ogni anno il Fondo per la popolazione delle Nazioni Unite (Unfpa) pubblica un report sullo stato della popolazione nel mondo. L'ultimo, uscito ad aprile scorso, si intitola My body is my own. Claiming the right to autonomy and self-determination. Parla relativamente poco di numeri sulla popolazione, ma volge l’attenzione al diritto all'autodeterminazione di tutte le persone, anzitutto le donne, senza dimenticare le comunità Lgbt. "Sono ancora milioni le persone private del loro diritto di dire no alle pressioni sessuali o di scegliere chi sposare o il momento giusto per avere un figlio" si legge nel rapporto. "Spesso accade per motivi legati alla razza, al sesso, all'orientamento sessuale, all'età o allo stato di salute".  

Il rapporto si focalizza in particolare sulle conseguenze negative che il Covid ha esercitato sulla condizione e sui diritti delle donne, a cominciare da un concreto rischio di aumento delle mutilazioni genitali e dei matrimoni precoci. E in generale, ricorda “il diritto di scegliere è la risposta: che si tratti di baby boom o di baby bust, la soluzione per cambiare i tassi di fertilità sta nel dare priorità alla salute riproduttiva e ai diritti di tutte le persone”.

Note

[1] La giornata mondiale della popolazione è un evento annuale fissato dalle Nazioni Unite per l'11 luglio. L'idea fu ispirata dall'interesse sollevato dalla "giornata dei 5 miliardi" caduta l'11 luglio del 1987, data in cui per convenzione si fa risalire a 5 miliardi la popolazione mondiale.

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