Articolopari opportunità

Una coppia aperta
per ogni collegio

Il dibattito sulla nuova legge elettorale non può prescindere dalla questione della scarsa presenza delle donne in parlamento. Le proposte di azioni positive in tale direzione sono diverse. Partiamo da quella che prevede il maggioritario uninominale con due candidati: un uomo e una donna

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Finora, il confronto sulla riforma elettorale, dentro e tra le forze politiche, non  ha preso in considerazione il fatto che in parlamento le donne siano presenti ancora in numero esiguo, (ben lontano dalla massa critica minima del 30%) dimenticando che l’articolo 51 della Costituzione prevede appositi provvedimenti per promuovere pari opportunità tra donne e uomini per l’accesso in condizioni di uguaglianza agli uffici pubblici e alle cariche elettive.

Per stimolare la riflessione su tali temi, la “rete per la doppia preferenza di genere” ha predisposto un documento “per un sistema elettorale women friendly”, che illustra i meccanismi di azioni positive (qualunque sia il sistema elettorale di riferimento), propone misure di sostegno alle candidate e la cosiddetta “par condicio di genere” per la parità nell’accesso ai mezzi di informazione. Il documento propone, inoltre, criteri per la selezione delle candidature e il divieto di candidature multiple, meccanismi che, se applicati alle candidature di uomini e donne, ridurrebbero alcune delle cause che hanno nel tempo consolidato una dannosa oligarchia maschile nelle assemblee elettive.
Per approfondire le proposte della “rete per la doppia preferenza di genere”, ci sembra utile esaminare le varie ipotesi di riforma delle quali si discute.
Molte le proposte presentate in parlamento. In questo articolo ci occuperemo di quella del maggioritario uninominale a doppio turno, per il quale si è espresso, in sede di assemblea nazionale, anche il maggior partito di opposizione, il Pd.

Se si immaginasse di tornare al maggioritario uninominale col quale già abbiamo votato più di una volta, si conoscono i meccanismi

•    che portano ad assegnare i collegi meno sicuri a candidati meno forti

•    che penalizzano in prevalenza donne, per vari motivi che è inutile qui elencare

•   che non permettono un confronto elettorale in condizioni di parità, riducono la libertà di  scelta delle elettrici e degli elettori e incrementano l’astensionismo
•    che comportano il ritorno alle urne per il subentro

Si rischierebbe di deludere profondamente non solo le donne, ma anche quanti si trovano in quell’ampio numero di italiani non esperti di tecniche elettorali che vedono solo nel ritorno alle preferenze la possibilità di veder ripristinato il diritto a scegliere i propri rappresentanti, rifiutano il maggioritario e sono a favore del proporzionale con una o più preferenze.
Inoltre ci si contrapporrebbe a quei partiti che per vari motivi non intendono rinunciare ad un ritorno alle liste proporzionali.
Posizioni di partenza così differenziate e apparentemente in contrasto tra loro, potrebbero riavvicinarsi  se si considerasse il maggioritario uninominale con due candidati (un uomo e una donna).
Si tratta del maggioritario uninominale illustrato dalla costituzionalista Lorenza Carlassare, che da qualche tempo ne approfondisce le caratteristiche  (1)  (saggio  pubblicato nel volume : L. Carlassare,  A. Di Blasi, M. Giampieretti, La rappresentanza democratica nelle scelte elettorali delle Regioni,  ed. CEDAM, 2002, vedi allegato). 

Col maggioritario uninominale “alla Carlassare” ogni partito, gruppo di cittadini, coalizione o polo, presenta nel collegio uninominale due candidature abbinate, sicché è indifferente ai fini della vittoria sulle formazioni avversarie che i voti siano dati all’una o all’altro: il seggio, infatti, sarà vinto dalla coppia i cui voti sommati superino quelli delle altre coppie in competizione. All’interno della coppia vincitrice, il seggio andrà poi al candidato o alla candidata che avrà ottenuto più voti dell’altro.

Si raggiungerebbero in un colpo solo importanti risultati, dei quali qui citiamo solo alcuni:

•    Si rispetterebbe il principio della parità di accesso, almeno a livello di candidature, voluta dalla Costituzione e proposta al parlamento con un ddl d’iniziativa popolare (2) che è stato sottoscritto da moltissimi cittadini, uomini e donne.

•    Il corpo elettorale riacquisterebbe la libertà di scegliere, attraverso la possibilità di esprimere la preferenza per uno piuttosto che per l’altro dei due candidati, sia la persona che la posizione politica più convincente all’interno di una coalizione o di un partito, versus un voto obbligato su un nome (sia pure eventualmente individuato mediante primarie).

•    Si incentiverebbero i candidati e le candidate alla ricerca di consensi, anche nel caso dei cosiddetti collegi sicuri, escludendo sorprese.

•    Si ridurrebbe il fenomeno dell’astensionismo.
•    Si eviterebbe la necessità di tornare alle urne nel caso venga meno l’eletta/o.


Interessante anche considerare le conseguenze della presenza di due candidati nel collegio uninominale sul formarsi delle alleanze elettorali e le ripercussioni sulla stabilità dei governi, che variano anche in funzione  della soluzione scelta nel caso di mancata assegnazione del collegio al primo turno.
Difatti, è possibile prevedere la selezione tra i due candidati già al primo turno sulla base del raggiungimento del maggior numero di preferenze, con o senza una soglia minima, oppure il rinvio al successivo, salvo la selezione comunque al primo turno nel caso di superamento della soglia della metà più uno delle preferenze.
Altrettanto interessanti considerazioni potrebbero essere fatte, sia in linea generale che per quanto attiene alla parità, sul maggioritario binominale, finora non presente tra le proposte parlamentari, come sul proporzionale con e senza preferenze, ma le rinviamo a successivi approfondimenti.


(1) saggio  pubblicato nel volume: L. Carlassare,  A. Di Blasi, M. Giampieretti, La rappresentanza democratica nelle scelte elettorali delle Regioni,  ed. CEDAM, 2002, vedi allegato. 


(2) Illustrato nell’audizione del giugno 2009  dalle rappresentanti dell’Udi, promotrice nella scorsa legislatura del ddl n. 1900