Il decreto con cui l'Italia si appresta a recepire la direttiva europea sulla trasparenza salariale sarà un’occasione persa se non terrà al centro l'intersezione tra le disuguaglianze nel mercato del lavoro. Intervenire è ancora possibile, oltre che necessario, non solo per rendere visibili le disparità ma anche per progettare politiche più efficaci per le persone
Opinioni
Il tentativo, durante la 70esima sessione della Commissione delle Nazioni Unite sullo status delle donne a New York, di ripensare il modo in cui si fa riferimento alla salute e ai diritti sessuali e riproduttivi delle donne e al genere è un chiaro segnale di come, a livello internazionale, la partita della parità si gioca sul terreno dei diritti e del linguaggio
Lavoro. Mentre il governo rivendica risultati, le decisioni degli ultimi mesi vanno nelle direzioni sbagliate creando una situazione di stagnazione dove la parità resta un miraggio nella vita delle donne. A che punto siamo tra dati, cultura e politiche in un paese a rischio arretramento
Le conseguenze dell'entrata in vigore dei nuovi dazi globali del 10% imposti dal presidente degli Stati Uniti Donald Trump in risposta alla sentenza della Corte Suprema del 20 febbraio 2026 stanno generando una grande confusione a livello internazionale. L'analisi di un'economista
Alla radice dei divari di retribuzione tra donne e uomini c'è una cultura sociale che riproduce a tutti i livelli gli squilibri di potere tra i generi. Il punto di una giurista, a partire dal decreto con cui l'Italia si appresta a recepire la direttiva europea sulla trasparenza salariale
Trasparenza salariale: il decreto di recepimento della direttiva europea in Italia ne limita di fatto la portata. Rendendo marginale il ruolo delle parti sociali e ridimensionando alcune prescrizioni normative, il testo imbriglia la valutazione del lavoro "di pari valore" che altri paesi europei hanno invece colto come opportunità per arginare le discriminazioni di genere in ambito professionale
Se non terrà conto del contesto italiano, il testo del decreto legislativo con cui il Governo si appresta a recepire la direttiva europea sulla trasparenza salariale rischia di essere tutt'altro che rivoluzionario. E, da solo, non basterà a colmare le disparità di genere nel mercato del lavoro che continuano a svantaggiare le donne
La percezione sociale del consenso è modellata da miti dello stupro e norme culturali che rendono il rifiuto di una donna rischioso, perfino impensabile in alcuni contesti. Per la formulazione di un consenso libero e attuale è necessario tenere insieme autodeterminazione e disuguaglianze che deformano le scelte. Una lettura femminista del dibattito giuridico in corso
Dall'etica al diritto, un recente parere della Corte interamericana dei diritti umani apre nuove prospettive sulla cura come principio alla base di costituzioni e democrazie, in grado di orientare le politiche pubbliche per tutte le persone, l'ambiente e gli ecosistemi, ampliando il dibattito portato avanti negli anni dalle femministe. Il commento di una giurista
La crisi climatica è anche una crisi della riproduzione sociale, e non finirà se prima non saranno le narrazioni a riconoscere alle donne un potere politico. Alcune note sulla trentesima edizione della Conferenza delle parti delle Nazioni Unite sul clima che si è tenuta in Amazzonia a novembre, per ricordare che le parole, i dati e le risorse sono al cuore di una giustizia di genere nella transizione
Nell’anno dell’ottantesimo anniversario delle Nazioni Unite, il Segretario generale António Guterres ha annunciato un progetto di riforma volto a ripensare strutture, priorità e funzioni dell'organizzazione per rispondere con più efficacia alle grandi sfide del presente. Perché questo avvenga sarà necessario però presidiare diritti umani, parità di genere e salute sessuale e riproduttiva delle donne, un passaggio tutt'altro che scontato nella transizione in atto
La spesa pubblica non è neutra, ma è lo strumento con cui il governo realizza la propria visione di società. E la nuova finanziaria approvata dal governo di Giorgia Meloni premia un numero ristretto di famiglie, eleggendo la casa a miglior luogo di cura, e puntando tutto sul lavoro non retribuito delle donne