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Buone pratiche per
città più inclusive

Foto: Unsplash/ Artem Gavrysh

Da Vienna a Parigi alla Svezia, alcune buone pratiche europee che hanno preso piede per rendere le città più inclusive e sensibili al genere, perché lo spazio pubblico non è mai stato neutro

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Progettazione urbana inclusiva, pianificazione territoriale sensibile al genere e partecipazione delle donne al processo decisionale locale: lo spazio pubblico non è mai stato neutro, ma è solo verso la fine degli anni '80 che la ricerca urbanistica da una prospettiva di genere inizia a suscitare interesse, quando prende sempre più corpo l’idea che la pianificazione spaziale possa riprodurre disuguaglianze sociali e stereotipi. Soprattutto nel caso in cui l’approccio dei pianificatori sia quello di supporre implicitamente che gli abitanti delle città siano uomini.

Per tradizione, d’altronde, lo spazio pubblico è sempre stato dominato dagli uomini, mentre la sfera privata è sempre stata associata alle donne. Molte delle tendenze passate e presenti nella pianificazione urbana riflettono dunque la prospettiva maschile sul ruolo della donna come caregiver.

Tuttavia, da alcuni anni, il tema dell'integrazione della dimensione di genere nella pianificazione e nello sviluppo urbano è balzato in cima all'agenda politica dell'Unione europea. Nel 2006, al fine di promuovere l'uguaglianza di genere a livello locale e regionale, il Consiglio dei Comuni e delle Regioni d’Europa (CCRE) ha lanciato la Carta europea per la parità e l'uguaglianza di donne e uomini nella vita locale.

La carta, che rappresenta tanto un documento politico quanto uno strumento pratico, incoraggia gli enti locali e regionali a impegnarsi pubblicamente per l'uguaglianza e ad attuare i principi elencati nel documento. La carta propone metodi concreti mediante i quali l'uguaglianza può essere perseguita in diversi campi: partecipazione politica, occupazione, servizi pubblici, e pianificazione urbana. Attualmente, quasi 1700 enti locali e regionali in 35 paesi europei hanno firmato il documento.

Tutto questo perché gli uomini e le donne tendono a vivere lo spazio pubblico in modo diversoParlando di trasporti, ad esempio, l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (Eige) afferma che uomini e donne “utilizzano modi di trasporto diversi per scopi e modi diversi. In generale, le donne tendono ad avere modelli di mobilità più complessi, poiché devono combinare il loro ruolo di assistenza con le loro attività generatrici di reddito”.

Riconoscendo questo assunto, i paesi europei hanno iniziato a recepire il messaggio e ad attuare alcune iniziative, e una serie di buone pratiche possono già ispirare le politiche locali e regionali. Tuttavia, nessun altro caso ha avuto più successo di quello di Vienna.

Una città sensibile al genere, Vienna

All'inizio degli anni '90, il consiglio comunale della città di Vienna ha iniziato a promuovere l'architettura e l'urbanistica attenti al genere, creando al contempo una Women’s Unit all'interno della stessa Direzione per l'Urbanistica. La progettazione dei parchi pubblici di Vienna in chiave di genere rappresenta perfettamente l'integrazione di questa dimensione nella pianificazione urbana. A una fase pilota sperimentale, è seguito poi lo sviluppo di una serie di raccomandazioni.

Dal 2007, queste raccomandazioni fanno parte delle linee guida di Vienna per la progettazione di parchi. Tra le più interessanti: reti di percorsi pedonali chiaramente strutturate, campi visivi adeguati che creino collegamenti con aree frequentate, e illuminazione efficiente. L'idea generale è prevenire l'emergere di spazi che generino ansia e rendere l'ambiente sicuro e attraente. Ma anche incoraggiare la rappresentazione delle donne nelle questioni urbane.

Secondo il Manual for gender mainstreaming in urban planning and urban development pubblicato dal consiglio comunale di Vienna nel 2013 “l'obiettivo di una pianificazione sensibile al genere è consentire a tutti i gruppi di avere voce in capitolo nel processo decisionale e garantire la massima uguaglianza di opportunità nella partecipazione ai processi di pianificazione. […] La pianificazione deve servire come una sorta di deputato che rappresenti gli interessi di tutti questi gruppi, soprattutto se sono spesso sottorappresentati nel processo di partecipazione”.

Passeggiate esplorative a Parigi

Seguendo il trend, nell'ottobre 2016 il consiglio comunale della città di Parigi ha pubblicato la guida Genre & espace public, con l'obiettivo di sensibilizzare sul tema. Tra gli argomenti più rilevanti trattati, la debole rappresentazione delle donne nei processi decisionali locali, la co-costruzione dello spazio pubblico e la violenza di genere nei trasporti.

La pubblicazione presenta una serie di buone pratiche, come ad esempio quella delle passeggiate esplorative femminili. Essenzialmente, queste passeggiate sono esplorazioni sul campo guidate da un gruppo di donne, nel loro quartiere, e il cui obiettivo è individuare elementi di pianificazione spaziale che inducono una sensazione di insicurezza. Dopo la passeggiata, il consiglio invita le donne a condividere idee e suggerire aggiustamenti.

Viaggi nel "paesaggio di genere" in Svezia

Un'altra stimolante iniziativa arriva invece dalla Svezia. Nel marzo 2018 Urbact, il programma di cooperazione territoriale europea cofinanziato dall'Unione europea e che promuove l'apprendimento reciproco delle città, ha lanciato l'iniziativa Gender equal cities. Questa azione mira a evidenziare i modi in cui le città stanno guidando il cambiamento attraverso l'elaborazione di politiche sensibili al genere.

All'interno della rete Urbact, la città di Umeå dal 2009 propone tour guidati in autobus per mostrare il gendered landscape della città. I tour in autobus evidenziano iniziative di successo e traguardi importanti, e rappresentano un modo innovativo per mostrare come l'uguaglianza di genere possa prendere concretamente forma. Il tour, che attualmente si focalizza su 25 buone pratiche, presenta gli effetti tangibili di ciò che significa lottare per l'uguaglianza di genere. Anche sul piano delle politiche urbane e territoriali.

Leggi il dossier di inGenere "Che genere di città"