All'indomani delle elezioni americane, mentre la maggior parte delle donne single dichiara di non aver votato Trump e le elettrici di Harris giurano che non uscirebbero mai con l'elettorato del presidente, dati e ricerche internazionali raccontano di come le relazioni cambiano, e il gap politico sta diventando un divario sentimentale
Le notizie degli ultimi giorni sono invase da Trump e dalle sue scelte politiche, e non solo per la forza distruttiva che in molti casi queste scelte implicano ma perché gli Stati Uniti hanno un impatto sulle agende e sull’immaginario di tutto il mondo. Ed è particolarmente interessante il lungo articolo a cura del Survey Center for American life, uscito all’indomani delle elezioni, in cui si analizza un dato specifico: tra uomini e donne single c’è una discrepanza nel voto di 14 punti, gli uomini hanno votato a favore di Trump, le donne contro.
Più nello specifico, sei donne single su dieci dichiarano di aver votato contro Trump per paura che una sua elezione potesse rappresentare un peggioramento della vita delle donne. Una preoccupazione non condivisa dalla maggioranza degli uomini single. A questo dato si aggiungono quelli per cui le elettrici di Harris dichiarano che non uscirebbero mai con un elettore di Trump.
Siamo, quindi, di fronte a un gap politico che rischia di diventare sentimentale.
Single: di quante persone stiamo parlando?
Le persone single (non sposate, divorziate o vedove) negli Stati Uniti sono quasi la metà della popolazione e sono più donne che uomini. Le donne single hanno superato in percentuale le donne sposate e sono il 52%. È un cambiamento demografico importante e molto recente se consideriamo che negli ultimi 25 anni si è registrato un raddoppio delle single.
Secondo un’analisi del Pew research institute un quarto dei quarantenni non si è mai sposato, una percentuale altissima che nel 1980 era invece solo del 6%. Le donne single sono sempre di più e sono più grandi di età, hanno un livello di istruzione più alto e sono economicamente più solide di quanto non lo fossero le loro coetanee anche solo una generazione fa.
La linea del genere
Come ci ricorda Yasmine Ergas, Trump è un paladino della supremazia maschile che, per esempio, ha giurato di “proteggere” le donne “che a loro piaccia o meno” - your body, my choice, in evidente contrapposizione allo storico my body, my choice delle femministe. Secondo Ergas è proprio l'affermazione del diritto delle donne all'autodeterminazione che alimenta la rabbia nella cosiddetta maschiosfera.
Parte dell’autodeterminazione delle donne è proprio quella di non dipendere da un uomo, la conquistata libertà di lavorare fuori dalle case ha rappresentato un cambiamento importante anche per il matrimonio che, rispetto al passato, è diventato una scelta più sentimentale che economica. Detto in altre parole, il matrimonio eterosessuale non rappresenta più il lavoro della maggioranza delle donne.
Uno studio pubblicato a ottobre su Social Psychological and Personality Science a firma di Elaine Hoan and Geoff MacDonald asserisce che tra le donne eterosessuali le single siano più felici di quelle in una relazione. Lo studio racconta come l’ammorbidirsi delle norme sociali sul ruolo delle donne abbia creato lo spazio e la possibilità per le donne di essere single senza subire un forte stigma sociale, e, allo stesso tempo, come molte norme sociali invece persistono soprattutto quelle che riguardano la divisione del lavoro domestico, per cui ci si aspetta che venga svolto dalle donne e che lo facciano con piacere. Motivo per cui, dicono gli autori “le relazioni di coppia eterosessuali hanno un costo molto alto per le donne, che per gli uomini diventa invece una ricompensa”.
Se per le donne vivere sole è un alleggerimento, per gli uomini vivere da single implica, invece, farsi carico delle responsabilità di badare a se stessi e quindi di svolgere mansioni considerate tradizionalmente femminili. Un altro fattore interessante di cui si parla nello studio sono le reti: le donne tendono ad avere reti di supporto ampie, hanno le amiche; quindi, sono single ma non sono sole. Mentre gli uomini tendono ad avere meno legami fuori dalla coppia.
Quindi abbiamo donne che si autodeterminano (anche grazie al sostegno di altre donne) e una controparte maschile dove single significa solo che sogna la loro subordinazione. Questo desiderio di subordinare le donne, di tornare a un ordine tradizionale, è diventato parte dell’agenda politica di molti uomini.
Single di tutto il mondo
Secondo Alice Evans ricercatrice del King College di Londra e autrice di The great gender divergence, i dati ci raccontano che le donne single sono in aumento in moltissimi paesi. Tra questi l’Iran dove i matrimoni si sono praticamente dimezzati nell’ultima decade, o la Turchia dove il crollo è più modesto ma parliamo comunque del 20% di matrimoni in meno. In Europa, le persone single che vivono sole e hanno meno di 54 anni sono aumentate del 20% in dieci anni. Il numero di donne single aumenta anche in Asia, principalmente in Cina e in Korea. Questo fenomeno si sta verificando anche in Italia, dove i dati Istat 2022-2023 raccontano che tra le persone d'età compresa tra i 25 e i 64 anni è raddoppiata la quota di quante vivono senza partner - dal 10,9% al 22,1% del totale.
Da più parti le donne, soprattutto quelle con un alto livello di istruzione, chiedono famiglie meno disuguali per impegnarsi in matrimoni e maternità e, a questa richiesta, sembra che la risposta sia sempre più spesso un’agenda regressiva in termini di diritti sessuali e riproduttivi e, più in generale, di politiche di parità. Le retoriche e le politiche anti-gender che si nutrono di un immaginario che chiamiamo “tradizionale” si trasforma nella messa in discussione, come dice Ergas, che le donne abbiano dei diritti, cosa che sembrava far parte delle regole democratiche a prescindere da chi era al governo.
Oltre l'eterosessualità
Le stesse retoriche e politiche che vorrebbero più donne eterosessuali spose e madri (che, possibilmente, puliscono, per amore) sono quelle che aggrediscono le persone Lgbtqia+.
Eppure, le buone notizie arrivano proprio dalla comunità Lgbtqia+.
Intanto, sempre per rimanere negli Stati Uniti, sono sempre di più le persone, specialmente giovani che si dichiarano Lgbtqia+ un dato che dalla prima rilevazione di Gallup del 2013 è passato dal 3,5% della popolazione al 7,6% - quindi più che raddoppiato.
A incrementare le fila e determinare questo aumento sono proprio le giovani donne che si dichiarano bisessuali che sono molto aumentate. Certo, dire che l’esplosione della bisessualità è legata alla crisi delle relazioni eterosessuali è una forzatura, ma rimane uno spunto interessante.
Probabilmente concorrono più fattori, tra cui la libertà e i cambiamenti culturali che hanno prodotto un’esplosione delle narrazioni - libri, serie, film con protagonisti non eterosessuali. Un dato che segna un cambio di paradigma nel mercato: sono prodotti che non si rivolgono a nicchie, quindi che raccontano vissuti di minoranze, ma vengono percepiti nei loro temi come storie universali.
Amore e politica
Commentando lo studio sulle donne single citato sopra, l'economista Rebekka Grun von Jolk, che si occupa di analizzare dati su sentimenti e relazioni, commenta “il matrimonio basato sull’amore ha storicamente trainato i cambiamenti nelle strutture e norme sociali. Le scelte basate sull’amore possono sfidare le strutture di potere tradizionali, trasformare le dinamiche famigliari e dare impulso all’uguaglianza. In questo contesto, le relazioni d’amore forti possono portare a una maggiore coesione sociale offrendo un contraltare alle forze della divisione e della polarizzazione”.
Questa osservazione è molto interessante e porta un po’ di ottimismo: riflette una sorta di romanticismo femminista. Abbiamo sempre pensato che se gli uomini non sarebbero cambiati per scelta politica, lo avrebbero fatto per amore nostro. E in effetti c’è chi si è messo in gioco per costruire nuovi modelli di coppia e di famiglia, ma molti altri si sono aggregati politicamente proprio per fermare questi cambiamenti.
Se vogliamo parlare di amore nelle relazioni eterosessuali, dobbiamo ricordare, come dicono Barbara Duden e Gisela Bock nel loro libro Lavoro d’amore, l’amore come lavoro che la cura dei mariti e dei figli come forma di amore è un’invenzione relativamente recente legata ai processi di industrializzazione e urbanizzazione, ma che diventa fondante per la famiglia che oggi chiamiamo tradizionale (quella della coppia eterosessuale con figli in cui la donna lavora in casa e l’uomo fuori casa). Quando negli anni 70 le femministe dicevano che il personale è politico, tra le prime cose che hanno messo in discussione c’era proprio l’amore come lavoro gratuito. Quindi è vero, l’amore può farci superare le differenze, ma solo se in queste differenze rintracciamo aspettative condivise su come vogliamo vivere, e su come vogliamo farlo insieme.
Questo articolo è una trascrizione dell'intervento tenuto dall'autrice ai microfoni de Il Mondo, podcast di Internazionale