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Persone. Didem Gürdür Broo, scienziata e attivista, lavora alla progettazione di sistemi tecnologici sostenibili. Il suo percorso dimostra che immaginare un futuro più equo e rispettoso dell'ambiente è possibile, a patto di garantire la piena parità di genere nelle Stem

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sostenibili

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Credits Unsplash/Ravi Kumar
Intelligenze sostenibili

Modello di riferimento per tutte le donne che aspirano a una carriera nei settori Stem (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica), la storia di Didem Gürdür Broo (Ph.D.) dimostra che è possibile eccellere in questi campi continuando a coltivare la passione per la giustizia sociale.

Il profilo di Gürdür Broo sfida la definizione convenzionale di informatica: come studiosa, ha collaborato con università e aziende di tutta Europa attraverso tre progetti finanziati dall'Unione europea, conducendo ricerche sui dati e sull'analisi visiva per i sistemi cyber-fisici. Attualmente è Professoressa associata e docente senior associata presso il Dipartimento di Tecnologia dell'informazione dell'Università di Uppsala, in Svezia, dove dirige il Cyber-physical Systems Lab.

Qui, studia come progettare sistemi intelligenti in modo più sostenibile per cambiare il mondo. Fermamente convinta del potere delle informazioni, ha un talento naturale nel trasformare i dati in immagini. In particolare, la sua ricerca si focalizza su metodi e implementazioni centrati sui dati per sistemi intelligenti, come robot collaborativi, veicoli autonomi e città intelligenti.

Precedentemente, Gürdür Broo è stata borsista del programma Marie Skłodowska-Curie presso l'Università di Stanford, negli Stati Uniti, e ha lavorato come ricercatrice presso il Dipartimento di Ingegneria dell'Università di Cambridge, nel Regno Unito. 

Didem Gürdür Broo
Didem Gürdür Broo

Inoltre, ha lavorato come docente, formatrice e supervisore presso la Divisione di Meccatronica del Royal Institute of Technology in Svezia – dove ha conseguito il dottorato di ricerca, insegnato e supervisionato numerosi progetti di tesi di meccatronica e robotica. 

L'impegno di Gürdür Broo non si limita però al mondo della ricerca: attiva come volontaria in numerose associazioni per i diritti umani, la scienziata contribuisce a sensibilizzare l'opinione pubblica sui diritti Lgbtqia+, sull'uguaglianza di genere, sui diritti delle persone rifugiate e degli animali. 

Attualmente, Didem Gürdür Broo fa parte del consiglio consultivo di diverse organizzazioni, e sostiene il loro sviluppo strategico su temi legati all'intelligenza artificiale e alla data science responsabile, alla tecnologia sostenibile e alle attività educative. 

Le abbiamo rivolto alcune domande per parlare di come una progettazione sostenibile delle tecnologie possa contribuire a ridurre le disuguaglianze e a creare un mondo più equo e inclusivo.

Com'è nato il tuo interesse per i sistemi cyber-fisici?

Fin da piccola ero affascinata dal funzionamento delle tecnologie e dal loro potenziale di rimodellare il mondo. È stata questa curiosità che mi ha portata a intraprendere un percorso accademico in ambito Stem, specializzandomi in ingegneria informatica e meccatronica. Qui, sono stata esposta ai nascenti sistemi cyber-fisici che integrano informatica, reti e processi fisici, e che consentono di creare sistemi intelligenti in grado di percepire, analizzare e adattarsi al mondo fisico. In particolare, sono stata attratta dalla potenzialità dei sistemi cyber-fisici di sviluppare macchine intelligenti transformative, in grado di risolvere le principali sfide globali. Il mio lavoro di ricerca si è quindi concentrato su come progettare questi sistemi in modo più sostenibile ed ecologico.

Secondo te, quale ruolo giocheranno le tecnologie dell'informazione nel prossimo futuro?

Le tecnologie dell'informazione stanno già giocando e continueranno a svolgere un ruolo sempre più centrale nel plasmare quasi ogni aspetto della società nei prossimi anni. Questo può avere effetti positivi e negativi, ovviamente. I progressi in campi come quelli dell'intelligenza artificiale, Internet of Things, cloud computing e data science consentono di creare nuovi sistemi intelligenti in grado di aumentare e automatizzare i processi decisionali in settori come la sanità, le infrastrutture, la produzione e la ricerca sui trasporti. Tuttavia, man mano che queste tecnologie diventano più pervasive e potenti, dobbiamo affrontare in modo proattivo i rischi emergenti in materia di fiducia, sicurezza, pregiudizi e questioni etiche. Il mio lavoro mira a sviluppare nuovi approcci eco-centrici per garantire che la prossima generazione di sistemi intelligenti sia integrata e fornisca benefici alla società, pur mantenendo valori chiave come equità e trasparenza e considerando la sostenibilità come parte dei principi di progettazione.

Pensi che un uso più etico delle tecnologie potrebbe aiutare a colmare divari e disuguaglianze, comprese le disparità di genere? 

La tecnologia è solo uno strumento: il suo utilizzo può avere molteplici effetti, e non possiamo immaginare oggi come sarà il futuro. Lo sviluppo etico e inclusivo della tecnologia può però senz'altro essere un mezzo per contribuire a colmare le disuguaglianze sistemiche: tecnologie come l'intelligenza artificiale e i sistemi autonomi hanno il potenziale di automatizzare molte attività che storicamente hanno svantaggiato gruppi emarginati, demograficamente e per il loro genere. Tuttavia, stiamo anche assistendo a come queste tecnologie possano rafforzare e amplificare i pregiudizi sociali, se il loro sviluppo non è governato. È per questo che dobbiamo utilizzare processi di progettazione partecipativa, che coinvolgano fin dall'inizio diverse parti interessate nella creazione di nuove tecnologie. Questo aiuta a far emergere potenziali lacune e a sviluppare soluzioni per garantire equità, responsabilità e trasparenza. 

E in che modo nello specifico sarà possibile realizzarlo, quali saranno gli strumenti necessari?

Con la mia ricerca, mi adopero anche per stabilire linee guida etiche chiare e processi di certificazione per quelle tecnologie che influiscono su decisioni consequenziali che incidono sulla vita umana. Con le giuste regolamentazioni, le tecnologie possono aprire nuove opportunità e livellare il campo di gioco. In tutto questo, dobbiamo anche ricordarci che apparteniamo a ecosistemi più grandi, e che tutti gli organismi viventi meritano lo stesso rispetto. Le nostre macchine intelligenti devono quindi essere progettate in modo rispettoso, che tuteli la dignità di tutte le forme di vita, riparando – e non amplificando – la crisi climatica e ambientale e valorizzando le comunità che contribuiscono a rendere diversificato il mondo in cui viviamo.

Come vedi la connessione tra sostenibilità ambientale, nuove tecnologie e questioni di genere?

Esistono chiari collegamenti tra le sfide della sostenibilità, la necessità di un'innovazione tecnologica più etica e inclusiva e le persistenti disuguaglianze di genere. Le crisi ambientali come il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità colpiscono in modo sproporzionato le popolazioni emarginate, comprese le donne. Allo stesso tempo, il settore tecnologico, che contribuisce a trovare soluzioni in questo senso, ha problemi di vecchia data con gli squilibri di genere e la mancanza di rappresentanza diversificata.

Come ha influenzato tutto questo il lavoro che fai oggi?

La mia ricerca utilizza una prospettiva olistica dei sistemi che riconosce queste connessioni. Ad esempio, il mio lavoro sui gemelli digitali per le infrastrutture intelligenti ha esplorato l'ottimizzazione di edifici e infrastrutture per ridurre l'impronta ambientale attraverso analisi e modelli di dati integrati. Tuttavia, quello sforzo ha anche sottolineato il coinvolgimento inclusivo delle parti interessate e l'esame degli impatti.

Come vedi il futuro delle donne nelle Stem?

Immagino un futuro con pari opportunità e rappresentanza per le donne in tutti i campi delle Stem, che consenta la loro piena partecipazione come leader e innovatrici, contribuendo a guidare il progresso scientifico e tecnologico. Questo ci aiuterà a liberare un'enorme quantità di potenziale creativo che è stato represso per tanto tempo da pregiudizi e barriere sistemiche.

Quali sono le azioni secondo te imprescindibili su cui puntare oggi affinché il futuro assomigli a questa visione?

Per rendere possibile questa visione, è necessario adottare un approccio multiforme, basato su iniziative proattive a livello istituzionale: dobbiamo avere politiche di reclutamento, mantenimento e promozione orientate all'equità per contrastare gli svantaggi sistemici, promuovere culture accademiche e lavorative inclusive che favoriscano la sicurezza psicologica, costruire programmi di mentoring e di alleanza e modelli di ruolo per ispirare la prossima generazione e affrontare gli atteggiamenti culturali che attualmente scoraggiano le giovani donne a perseguire il loro interesse per le Stem. Queste azioni possono creare una strategia che permetta di ampliare costantemente il numero di donne in questo campo e i percorsi affinché possano accedervi, prosperare ed esercitare influenza. La parità nelle Stem consentirebbe alle donne di contribuire a orientare gli avanzamenti tecnologici e scientifici in direzioni che rispondano alle esigenze e ai valori della società. È l'unico modo per sviluppare innovazioni eque e sostenibili per un mondo migliore.