Le ricerche più recenti descrivono la violenza digitale come un fenomeno stratificato e complesso, non solo radicato nelle dinamiche più tradizionali ma soprattutto generato da una serie di pratiche interconnesse rese possibili dalle tecnologie. Quella che ne deriva è una catena di nuove forme di discriminazione, in cui il confine tra online e offline si fa sempre più sottile
intelligenza artificiale
Costruire spazi digitali sicuri non significa solo prevenire attacchi o violazioni di dati, ma creare le condizioni affinché l’innovazione tecnologica riduca, e non amplifichi, le disuguaglianze. Ne parliamo con Francesca Bosco, Chief Strategy Officer presso il CyberPeace Institute di Ginevra ed esperta di tecnologia, sicurezza e diritti umani
Senza una critica femminista della tecnologia, l'intelligenza artificiale generativa rischia di restare un coacervo di pregiudizi e stereotipi: uno specchio che deforma la realtà, appiattendo diversità e vissuti specifici su caratteristiche appartenenti a soggetti privilegiati spacciati per neutri. Quello sui Large Language Model dev'essere articolato come un discorso sul potere
Una generazione costantemente alle prese con intelligenza artificiale, iperconnessione e solitudine in cerca di riconoscimento e conforto emotivo. L'adolescenza in Italia secondo l'Atlante 2025 di Save the Children, che mette a nudo l'impatto delle tecnologie sulla salute mentale di ragazze e ragazzi in Italia
Normative, cybersicurezza e informatica forense stanno ridefinendo la governance digitale con l'obiettivo di riconoscere e contrastare la violenza di genere e garantire alle donne una maggiore libertà negli spazi online. Una panoramica sugli strumenti che in Italia e in Europa possono rendere le tecnologie più sicure per le utenti
Rendere "aperte" le tecnologie non è solo una questione di trasparenza, ma di potere. Per aggirare l'open-washing serve ancorare questo movimento a una giustizia cognitiva. Una panoramica sul Regno Unito, dove università, enti pubblici e altre realtà stanno portando avanti iniziative in cui il concetto di "open" si lega a quello di equità e inclusione
Se oggi riusciamo a individuare l’esistenza di una questione di genere nella tecnologia, lo dobbiamo alla riflessione femminista sulla costruzione della conoscenza scientifica e degli artefatti tecnici. Una ricognizione critica che tiene insieme eventi storici e letture imprescindibili
Che supporto può offrire il femminismo dei dati per progettare politiche più eque e contrastare le minacce ai principi democratici? Ne abbiamo parlato con Lauren Klein, professoressa alla Emory University di Atlanta, in Georgia, e coautrice del libro Data Feminism (MIT Press, 2020), alla vigilia dell'insediamento di Trump alla Casa Bianca
Come sta cambiando il nostro senso della realtà? In che modo nuovi strumenti possono rinsaldare vecchie ingiustizie e come un'arte digitale femminista può riformulare il concetto di 'embodiement' alla luce delle narrazioni sugli eventi in corso? Una conversazione con Ameera Kawash, artista, scrittrice e giornalista di origine palestinese e iracheno-americana
L'intelligenza artificiale è percepita spesso come una minaccia dai media tradizionali, che ne alimentano una narrazione incentrata sui suoi rischi piuttosto che sul contributo che potremmo trarre dai suoi utilizzi creativi. L'analisi di una studiosa di comunicazione e media
L'intelligenza artificiale può essere usata in modo inclusivo per eliminare discriminazioni e pregiudizi, come quelli contenuti nel linguaggio amministrativo. È quello che fa E-Mimic, un innovativo progetto di ricerca di linguistica e data science. Ne parliamo con Stefania Cavagnoli dell'Università di Roma Tor Vergata e Tania Cerquitelli del Politecnico di Torino
Dialoghi. Lavinia Hanay Raja, ricercatrice indipendente e femminista, ci racconta perché tutte dovremmo prendere coscienza dei meccanismi di sorveglianza che si celano dietro le tecnologie digitali che utilizziamo tutti i giorni