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Secondo un recente rapporto dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere, l'Europa dovrebbe rafforzare i propri strumenti per far fronte alla violenza di genere nelle migrazioni. Un problema che, negli ultimi anni, è diventato sempre più urgente 

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Violenza nelle migrazioni
Credits Unsplash/Musaib Iqbal Bhat

Migrazione non significa solo attraversare frontiere, ma anche vedere messa a rischio la propria sicurezza, quindi la propria libertà. Soprattutto per le donne e le ragazze, che si trovano costantemente a dover far fronte alla violenza di genere durante i tragitti migratori.

Lo ricorda l'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (European Institute for Gender Equality, Eige) in un recente rapporto sulla violenza di genere nelle migrazioni, che evidenzia la necessità di rafforzare le azioni dell'Unione europea per contrastare questo fenomeno.

“Per troppe donne e ragazze, fuggire non significa mettersi al riparo dalla violenza. Durante i tragitti migratori, devono affrontare le stesse minacce da cui cercano di scappare: sfruttamento, abusi e violenza di genere” afferma Hadja Lahbib, Commissaria europea per la parità. “Abbiamo bisogno di un approccio che integri la prospettiva di genere, in grado di proteggerle in ogni fase del percorso: dal momento in cui fuggono dal paese di origine, attraverso le frontiere e i luoghi di transito, fino alle comunità in cui cercano sicurezza. Dobbiamo proteggere i loro diritti, la loro dignità e il loro futuro” conclude.

Le migrazioni, ribadisce l'Eige nel rapporto, hanno un impatto diverso su donne e uomini, e vanno dunque necessariamente inquadrate secondo una prospettiva di genere. Inoltre, a causa delle intense ondate migratorie degli ultimi anni e di un panorama della sicurezza in continua evoluzione, quello della violenza di genere correlata alle migrazioni è un problema sempre più urgente per i paesi dell'Unione europea.

Per questo, gli stati membri dovrebbero attuare una serie di azioni per garantire la piena attuazione dell'agenda internazionale Donne, pace e sicurezza (in inglese, Women, Peace and Security).

Emanata nel 2000 dalle Nazioni Unite, la risoluzione nasce per includere le donne negli sforzi di costruzione della pace, compresi i colloqui di pace, il mantenimento della pace e gli sforzi di ricostruzione post-bellica, e affrontare l'impatto che i conflitti hanno sulle donne e le ragazze in tutto il mondo.

Secondo l'Eige, per rispondere alle esigenze e proteggere le donne e le ragazze migranti, richiedenti asilo e rifugiate, i paesi dell'Unione europea dovrebbero rafforzare i propri piani d'azione nazionali, cioè gli strumenti attraverso i quali si impegnano a realizzare gli obiettivi contenuti nell'agenda Donne, pace e sicurezza delle Nazioni Unite.

In particolare, gli stati membri dell'Ue dovrebbero potenziare il ruolo degli organismi per la parità di genere nei processi di gestione delle crisi e istituzionalizzare l'impegno della società civile – in particolare le organizzazioni che lavorano per la difesa dei diritti delle donne e per contrastare la violenza di genere, si legge nel rapporto. Dalla definizione all'attuazione, i piani d'azione nazionali dovrebbero inoltre tener conto delle esperienze di chi ha subito violenza.

“Rafforzare gli strumenti per attuare l'agenda Donne, pace e sicurezza significa rispettare i nostri impegni internazionali e creare soluzioni pratiche che possono fare una reale differenza nella vita delle donne e delle ragazze migranti” sottolinea Carlien Scheele, direttrice di Eige. "La loro protezione e il loro empowerment devono essere al centro delle nostre politiche migratorie e di sicurezza”.

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