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L'anno che
è stato

Foto: Flickr/Claus Tom Christensen

Il 2016 è stato un anno scandito da piccoli passi in avanti rispetto ai segni lasciati da una crisi che invece non accenna a retrocedere. Proviamo a tirare le fila e a lanciare un ponte per l’anno che verrà

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Quello che si chiude è stato un anno che ci ha dato la misura della stagnazione generata da una crisi che parte dalla finanza e arriva alle nostre vite. Uno sguardo di genere è davvero necessario per comprendere cosa sta accadendo, a cominciare dall’orizzonte europeo e dai processi migratori in corso. A questi processi su inGenere abbiamo dedicato ampio spazio, cercando di capire cosa succede quando a chiedere asilo sono le donne, quale integrazione aspetta, in Europa, rifugiate e richiedenti asilo, cosa significa per una migrante lavorare ai tempi della crisi, e abitare le nostre città, consapevoli del fatto che i dati sulle migrazioni smentiscono gli stereotipi più diffusi.

Abbiamo visto, sul fronte internazionale, Stati Uniti e Ue ancora impegnati a negoziare il TTIP, e il Regno unito avviarsi verso una Brexit che fin da subito ha generato perplessità se non addirittura rimorsi.

A quell’America pronta per una presidente donna che ha sostenuto la “straordinarietà” della candidatura di Hillary Clinton, abbiamo voluto affiancare uno sguardo dalla traiettoria più lunga, che ci aiutasse a comprendere come stanno le bambine oggi e a immaginare come staranno le donne di domani.

Il 2016 si è aperto con gli stupri di Colonia, che hanno ricordato l’urgenza di riconoscere non solo la specificità della violenza degli uomini sulle donne ma anche la trasversalità di questa violenza a tutte le culture. Urgenza che, lo scorso novembre, è stata raccolta da centinaia di attiviste con la proposta di un piano femminista contro la violenza, pochi mesi dopo il lancio della prima indagine nazionale sui centri antiviolenza, mentre i fondi stanziati dal piano nazionale si perdevano nei meandri dei bilanci regionali e l’Italia era ancora in ritardo sul recepimento della direttiva europea rispetto al risarcimento dei danni di chi la violenza l’ha subita.

Un anno, quindi, che ha visto al centro “il corpo delle donne come luogo pubblico”, direbbe Barbara Duden, con una disputa serrata attorno alla questione della gestazione per altri, culminata nel peggiore dei modi con la boutade ministeriale del fertility day. Su inGenere abbiamo provato, come sempre, a facilitare un dibattito informato, e quanto più possibile completo, parlando di adozioni, così difficili nel nostro paese, ma anche dell’esperienza delle surroganti in paesi come l’America del nord dove la gestazione per altri è una pratica legale.

E poi, i diritti. Il 2016 è stato l’anno del settantesimo anniversario del voto alle donne, a cui abbiamo dedicato uno speciale per capire a che punto siamo per il raggiungimento di una piena cittadinanza. Ed è stato anche l’anno dell’approvazione di una legge, quella nata dal ddl Cirinnà, che, nonostante gli stravolgimenti subiti durante il percorso, ha portato a un cambiamento storico in materia di unioni civili e convivenze.

Alla luce delle trasformazioni in corso, e con la voglia di veicolare un’informazione argomentata che funga da stimolo a nuove politiche, abbiamo voluto dedicare uno spazio particolare alle città e alla pianificazione urbana di genere, un punto che ci ha svelato il legame tra nuove prospettive per il mercato del lavoro e innovazione, e che ci sembra essere diventato centrale per il raggiungimento di una cittadinanza che sia davvero piena per le donne. Non a caso abbiamo deciso di dedicargli attenzione proprio quando molte delle città italiane sono state coinvolte dalle elezioni amministrative, ma senza perdere per questo uno sguardo internazionaleSguardo che continueremo a tenere orientato oltre i confini geografici, disciplinari e linguistici, con una nuova rubrica dedicata proprio al lavoro delle scrittrici e pensatrici non italiane.

Il filo conduttore, la domanda centrale del nostro 2016, è stata e resta soprattutto una: cosa manca ancora per una economia e una finanza che siano più inclusive per le donne? Ne abbiamo parlato con Annalisa Rosselli, prima donna eletta alla presidenza della Società italiana degli economisti, e sulle tracce dei percorsi di carriera e della leadership femminile, abbiamo cercato di capire quanto complicata sia ancora la relazione che intercorre tra donne e denaro, a un anno da un jobs act che ha visto uomini e donne avvicinarsi sempre più nella precarietà e a fronte di novità pensionistiche che non ci convincono.

Cosa proponiamo, lo ribadiamo da anni. E le previsioni lo confermano: la ricetta per rilanciare l'economia del paese e il benessere delle persone ci sembra soprattutto una, e si chiama infrastrutture sociali.