Linguaggi

Dagli ambienti virtuali alla comunicazione politica delle destre, il linguaggio violento e sessista della "manosfera" permea ormai il dibattito pubblico, alimentando discorsi d'odio contro le donne e usando una retorica antifemminista per riaffermare la supremazia dei maschi bianchi attraverso un ritorno all'ordine patriarcale tradizionale. Un fenomeno che dagli Stati Uniti si è esteso anche all'Europa, Italia inclusa

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Manosfera violenta
Credits Unsplash/Jorge Alvarado

Negli ultimi anni il linguaggio della misoginia, del razzismo e dell’omotransfobia ha smesso di essere confinato alle frange più estreme del web, diventando parte integrante della comunicazione politica mainstream. Influencer, opinion leader e rappresentanti politici attingono sempre più spesso a un immaginario condiviso, fatto di determinismo biologico, ideologia patriarcale e delegittimazione dei diritti civili. 

Basti pensare alla retorica utilizzata da figure come Charlie Kirk, l'influente attivista di destra ucciso in un campus in Utah il 10 settembre 2025; Andrew Tate, imprenditore e influencer statunitense che si autodefinisce "assolutamente misogino" e "assolutamente sessista"; o Nick Fuentes, influencer antisemitaanti-transmisogino e razzista

La loro comunicazione violenta e conservatrice alza l’asticella della violenza nel dibattito pubblico, sfocia dall’istituzionalizzata e legittima discussione politica per approdare a discorsi voyeuristici e discriminatori. Un tipo di narrazione tossica che si fa megafono di un modello preciso: quello del maschio bianco eterosessuale percepito come vittima di una società “troppo femminista”.

Si tratta dello stesso modello di mascolinità che vige all’interno della “manosfera”, un termine ombrello che definisce un fenomeno digitale popolato prevalentemente da uomini, che si riuniscono in diverse community attorno a blog o piattaforme. Tra i principali gruppi si possono annotare: il Men’s Rights movement concentrato sui diritti legali e sociali degli uomini; i Men Going Their Own Way, sostenitori del separatismo maschile; gli Incel o celibi involontari, che attribuiscono il loro insuccesso sentimentale alle donne – attratte, secondo la loro ideologia, principalmente dai soldi e dal potere; i Pick-Up Artists, che insegnano tecniche per aumentare il successo sessuale o sentimentale con le donne, e infine la filosofia Red Pill che sostiene il sostanziale svantaggio maschile nella società. 

Tutte queste comunità usano una retorica antifemminista e si articolano intorno alla stessa premessa: la necessità per gli uomini di ritornare agli assetti patriarcali passati, di ricostruire un’identità maschile ormai lacerata e deteriorata dal cambiamento sociale e dalle riforme femministe. L’assunto fondamentale di questa narrazione è che le donne e il movimento femminista abbiano determinato negli ultimi decenni un progressivo declino dell’autorità e della virilità maschile. L’obiettivo è dunque restaurare il patriarcato con una separazione netta e chiara dei ruoli di genere, e ripristinare la condizione di subalternità della donna rispetto all’uomo. 

Il risultato di tale narrazione si manifesta in due spinte contrarie, ma complementari: da un lato, l’autorappresentazione degli utenti come vittime e martiri di una società femminista che ha rotto i canonici equilibri di potere. Dall’altro, si assiste a un processo di reificazione e deumanizzazione delle donne, definite non persone, “np”. In alcuni forum avviene la condivisione non consensuale di materiale intimo o di informazioni sensibili. In altri, gli utenti si scambiano consigli su come violentare e stuprare le donne.

Questo fenomeno è già di per sé allarmante nel mondo virtuale, ma ciò che lo rende davvero preoccupante è la sua estensione al mondo reale. Il problema si aggrava e si autoalimenta quando questi modelli di mascolinità vengono adottati da esponenti politici o personaggi pubblici e diffusi a un pubblico maggiore. Secondo il modello a due fasi (two-step flow model of communication) di Paul Lazarsfeld, non sono infatti i mass media a influenzare direttamente gli utenti, ma sono gli opinion leader che rielaborano un messaggio e lo trasmettono a un pubblico più vasto. 

E qui ritorniamo a Charlie Kirk e agli altri influencer della destra americana, che non hanno fatto altro che riadattare le istanze della manosfera affinché queste risultassero vendibili all’opinione pubblica, rafforzando così opinioni già esistenti e radicate. I contenuti dei loro discorsi sono leggermente edulcorati o mascherati di “ironia”, ma la matrice è la stessa, così come la comunicazione e il linguaggio utilizzati. Trump stesso non ha mai nascosto le sue considerazioni profondamente misogine e razziste, perfettamente in linea con la visione del mondo dei suprematisti bianchi e dell’alt-right. La propaganda del presidente americano va ad attingere proprio nelle sottoculture digitali per alimentare il proprio bacino elettorale. Trump, infatti, appariva in dirette streaming o collaborava direttamente con influencer di riferimento delle nuove generazioni per generare entusiasmo e influenzare quella parte di elettorato giovanile (in particolare maschile) che altrimenti sarebbe rimasto escluso dalla politica tradizionale. I risultati della sua propaganda si sono poi visti nei voti e nelle preferenze politiche espresse dai giovani uomini americani alle elezioni del 2024.  

L’alt-right, Trump e la manosfera parlano tutti la medesima lingua conservatrice, xenofobica, antifemminista e sessista. Alla radice di questa narrazione c’è una visione eteronormativa del mondo e una convinzione comune: che lo scopo fondamentale dell’uomo sia dominare e procreare. Questo comporta, oltre alla deumanizzazione della donna, anche l’esclusione totale delle persone Lgbtqia+ e la marginalizzazione delle comunità razzializzate. E qui sta la differenza tra l’espressione di idee e la diffusione di discorsi d’odio, ovvero, secondo la definizione data da Treccani, qualsiasi "espressione di odio rivolta, in presenza o tramite mezzi di comunicazione, contro individui o intere fasce di popolazione (stranieri e immigrati, donne, persone di colore, omosessuali, credenti di altre religioni, disabili, ecc.)".

Questo fenomeno, però, non è esclusivamente statunitense, e si è diffuso rapidamente anche in contesti europei e italiani. Secondo uno studio della Commissione europea del 2021, l’Italia si trova al quarto posto per consistenza e attivismo degli incel in Europa. Un rapporto del 2023 pubblicato da PermessoNegato, una delle principali associazioni europee a occuparsi specificatamente di diffusione non consensuale di materiali intimi, ha evidenziato che in Italia esistono centinaia di gruppi Telegram dedicati alla diffusione e allo scambio di revenge porn e di altri materiali intimi non consensuali. 

A livello politico, invece, l’esempio lampante proviene dalla retorica sessista, razzista e omofoba adottata da Roberto Vannacci, ora a capo del suo nuovo partito. Le sue dichiarazioni sull’inferiorità sostanziale delle donne, sul calo della natalità, attribuibile all’emancipazione femminile, o sull’a-normalità delle persone omosessuali, risuonano purtroppo familiari. Ma questa non è una prerogativa di Vannacci, è una retorica comune che sta alla base della propaganda di tutti i partiti di estrema destra. Questi, al pari dei movimenti antifemministi, si avvalgono di una comunicazione violenta che mira a marginalizzare e stigmatizzare intere categorie di persone, strumentalizzano i fatti di cronaca per attaccare le minoranze, e confondono l’espressione di idee con la veicolazione di discorsi d’odio, basati su dati distorti, false informazioni e generalizzazioni.

Il legame tra manosfera e movimenti di destra è, dunque, molto radicato e visibile. È la politica stessa che ha reso le convinzioni della manosfera ancora più mainstream di quanto non lo fossero già, smentendo di fatto l’argomentazione comune secondo cui queste comunità sarebbero innocue e irrilevanti. Come ha affermato Rebecca Solnit, scrittrice e giornalista statunitense, in un’intervista al quotidiano spagnolo El Pais, "un’ondata internazionale di misoginia guidata da quella che chiamiamo la manosfera e la parte più reazionaria dei cibernauti respingono i diritti trans, i diritti gay, la giustizia razziale. È come se loro ci stessero dicendo: avete cambiato il mondo in un modo che non ci piace e vogliamo ribaltare il risultato". 

Ed è per questo che non possiamo lasciare che certi fenomeni passino inosservati: occorre monitorare sistematicamente tutte le piattaforme digitali che veicolano contenuti lesivi della persona e sollevare nel dibattito pubblico la necessità di interventi mirati contro la diffusione di discorsi d’odio.

Riferimenti

L. Bates, Men Who Hate Women, London, Simon & Schuster UK, 2020.

A. Dordoni, S. Magaraggia, Modelli di mascolinità nei gruppi online Incel e Red Pill: narrazione vittimistica di sé, deumanizzazione e violenza contro le donne, AG-ABOUT GENDER, Vol. 10, n. 19, pp. 35-67, 2021.

G. Shullenberger, Redpilling and the Regime, The New Atlantis, n. 65 (Summer 2021), pp. 3-14, 2021.