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Perché il networking
è così importante

Foto: Vital Voices

Che ruolo svolgono le reti sociali con cui le persone di successo interagiscono? L'esperienza dei network femminili di "Vital Voices"

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Secondo Malcom Gladwell amiamo pensare alle storie di grande successo come il risultato di traiettorie personali caratterizzate da intelligenza, genio e ambizione. Più spesso, il successo è il risultato di una serie di condizioni che rendono possibile, o addirittura inevitabile, che alcuni individui straordinari raggiungano il loro pieno potenziale. Dietro a ogni persona che ha fatto la storia, ci sarebbe quindi un network sociale di supporto che avrebbe svolto un ruolo fondamentale. 

Vital Voices, una organizzazione non governativa fondata nel 1997 da Hillary Clinton (allora first lady) e Madelaine Albright (allora secretary of state) fa dell’idea che i network svolgano un ruolo assolutamente fondamentale la sua missione. Vital Voices identifica, porta visibilità e investe in donne leader in tutto il mondo, impegnate ad accelerare cambiamenti e portare prosperità nelle proprie comunità. Avendo lavorato come senior program manager per questa organizzazione,  mi sono chiesta come e perché un network tutto femminile di donne leader impegnate per l’uguaglianza di genere può svolgere un ruolo importante per la capacita di affermarsi nel campo imprenditoriale, politico e sociale. 

Il programma da me gestito, VVLead, raggiungeva una rete globale di 330 donne da 75 paesi del mondo, impegnate in battaglie a favore dell’uguaglianza di genere attraverso l'empowerment economico femminile, l’eliminazione della violenza di genere e delle pratiche tradizionali che danneggiano donne e bambine (per esempio, mutilazione genitale e matrimoni in età infantile).

L’obiettivo del programma era identificare le pratiche migliori per supportare la leadership femminile attraverso programmi di apprendimento online e offline. Tendeva inoltre ad analizzare i benefici ottenuti dalla partecipazione stessa al network, nel raffinamento delle cosiddette soft skills, vale a dire le competenze "trasversali", come la capacità di negoziazione o la fiducia in se stesse.

All'inizio di ogni anno, veniva chiesto alle partecipanti di identificare quali competenze tecniche, reti professionali e corsi di formazione le avrebbero aiutate a essere più efficaci nel raggiungimento dei propri obiettivi. Sulla base delle loro richieste, Vital Voices offriva loro una vasta gamma di servizi tra cui webinar, corsi di formazione peer-to-peer, incontri virtuali e di persona, piccole donazioni e workshop. L’efficacia di queste offerte veniva poi esaminata attraverso sondaggi e interviste.

I risultati? Secondo quanto riportato dalle partecipanti, al di là delle singole offerte di apprendimento, il maggiore beneficio del programma sarebbe il far parte di un network in cui offrire e ricevere consigli, mentoring e sostegno in un ambiente ritenuto solidale e sicuro.

Attraverso le interazioni con altre donne leader, le partecipanti guadagnavano maggiore chiarezza e decisione nell’identificare e raggiungere i propri obiettivi, valorizzazione della propria leadership e il sostegno necessario per affrontare sfide talvolta importanti nelle proprie traiettorie professionali. Il fatto che il network fosse, poi, di sole donne, contribuiva a creare un ambiente dove le partecipanti si sentivano a proprio agio, capaci di rivelare con fiducia le proprie forze e debolezze[1]. 

In alcuni casi, si sviluppavano collaborazioni che superavano barriere linguistiche e culturali, come nel caso di Jane Anyango Odongo (Kenya) and Elsamarie D’Silva (India), incontratesi ad un incontro del programma VVLead in Nepal. Grazie alla collaborazione con Elsa, Jane ha creato una piattaforma online che applicherebbe in Kenya un pluripremiato modello adattato dall’esperienza di Safecity, un portale online ideato da Elsa che raccoglie denunce di molestie sessuali e abuso negli spazi pubblici in India.

Vital Voices affonda le radici nell’esperienza personale di Hillary Clinton, prima candidata donna di un grande partito americano. Come da lei stessa dichiarato nel 2007 in un discorso alle studentesse della sua alma mater e riportato dal Daily News, aver frequentato la prestigiosa università femminile di Wesley ha giocato un ruolo fondamentale nel suo percorso politico: "In moltissimi modi questa università di sole donne mi ha preparato per competere nell'Old boys club della politica presidenziale". In altre parole, l’aver fatto parte di un network femminile (in questo caso, un’università d’élite frequentata da sole donne) avrebbe plasmato la leadership di Hillary Clinton, aiutandola a prepararsi per il ruolo che avrebbe ricoperto decenni dopo. 

Un’organizzazione come Vital Voices non è certo l’unica a enfatizzare l’importanza dell’appoggio, professionale e personale, di un network per solidificare la leadership femminile. Tra le dieci priorità identificate dall’ultimo vertice "Australia 2014" del gruppo di esperte di genere del W20, per promuovere l'empowerment delle donne, un ruolo fondamentale viene riconosciuto al rafforzamento dei network economici, sociali e politici di donne per “amplificare il successo e rafforzare la voce collettiva delle donne”.

Perché i network femminili sarebbero quindi cosi importanti per la leadership? 

La risposta sta, tornando a Malcom Gladwell, nelle condizioni sociali e culturali che favoriscono o ostacolano il successo. Se in teoria genio, ambizione e intelligenza appartengono in modo uguale a uomini e donne, sono solo una minoranza le donne che riescono a raggiungere posizioni di leadership nel mondo imprenditoriale, accademico e politico. Tra le cause vi è la mancanza, sentita più acutamente in alcuni paesi piuttosto che in altri, di condizioni sociali e culturali che permettano alle donne di accedere a mentoring, informazioni e appoggio. 

I network femminili vanno quindi a rispondere alla necessità di ricevere e dare appoggio, confronto e valorizzazione, che per moltissime donne non è facile trovare in contesti professionali spesso dominati dagli uomini. Far parte di un network favorisce, inoltre, l’assunzione di una maggiore consapevolezza delle proprie ambizioni e capacità laddove queste vengono vissute socialmente come ostacoli, piuttosto che come pregi, come già sottolineato da Sheryl Sanders, Ceo di Facebook, nella Ted Talk che ha lanciato il suo movimento LeanIn.

I network permetterebbero insomma a molte donne di sviluppare, in un ambiente percepito come solidale, quelle capacità necessarie per farsi avanti negli “old boys club che ancora guidano, nella maggior parte dei Paesi, la vita politica e economica. 

Il modello di network VVLead non è certamente l’unico possibile per promuovere la leadership femminile. Altri networks usano approcci diversi, selezionando i propri membri in base a interessi specifici (network di donne nel business, in politica, etc.), in base all’età (soprattutto i network tesi a incoraggiare la partecipazione politica nelle ragazze). Se Vital voices investe in donne che hanno già raggiunto un certo livello di leadership nelle proprie comunità, raffinando, in un certo senso, in modo individualistico qualità si leadership già esistenti, altri gruppi lavorano maggiormente sulla quantità, aprendo a tutte le interessate i propri corsi. 

Ci sono, insomma, molte formule, che variano a seconda del contesto, della necessità locale e, in un certo senso, dell’approccio che si ritiene opportuno applicare. Quel che vale la pena sottolineare, in qualsiasi caso, è come la leadership, femminile o maschile, non sia quasi mai un percorso unicamente individuale, ma venga facilitata, o ostacolata, dal proprio contesto sociale. In questo senso i network possono avere un ruolo profondamente abilitatore, che non è ancora stato sufficientemente esplorato.

NOTE

[1] Tutti i risultati di questa analisi sono disponibili sulla pagina di pubblicazioni del programma VVLead.