Professore ordinario di Economia Politica presso la Scuola di Management e Economia dell'Università di Torino e affiliata al Center for Research on Pensions and Welfare Policies-Collegio Carlo ALberto (Torino), IRCRES-CNR (Moncalieri, Torino) e Research fellow a Netspar (Olanda). È nel comitato scientifico dell'Observatoire de l'Epargne Européenne (Francia) e dell'Agenzia del Lavoro di Trento. Ha precedentemente lavorato e svolto attività di ricerca presso l'Università di Tor Vergata, la Banca Mondiale, l'Ilo e l'Unicef. I temi di principale interesse sono le scelte intertemporali di consumo e risparmio, household finance, l'economia dello sviluppo, investimenti socialmente responsabili e tematiche di genere e finanza, su cui ha scritto molte pubblicazioni.
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Risparmi, guadagni, investimenti. Il modo in cui le donne si relazionano ai soldi e alla loro gestione resta un nervo scoperto su cui pesa una predestinazione culturale. Ma qualcosa si muove, parlano i dati
Non tutti hanno un conto corrente, né un buon rapporto con le banche. E spesso sono proprio le donne ad essere escluse dalla gestione finanziaria familiare. Cosa comporta questo in termini di differenziali di reddito e di sviluppo? Alcuni dati sull'esclusione finanziaria in Italia e all'estero
Di patrimonio e risparmi continuano a occuparsi solo gli uomini. Se da un lato i prodotti finanziari sono spesso standardizzati e un po' paternalisti, dall'altro le donne continuano a essere troppo impreparate in materia. Ma le strutture familiari stanno cambiando, ci sono molti motivi per cui c'è sempre più bisogno anche di donne in grado di occuparsene
Le differenze salariali di genere sono molto più marcate nel settore privato rispetto a quello pubblico. Se in quest'ultimo il gender pay gap è di 270 euro nel primo la discrepanza sale a ben 440 euro. Numeri da tenere in dovuta considerazione visto che, con la crisi, per le donne è sempre più difficile lavoro nel pubblico impiego
È sempre vero che non si interessano di finanza perché meno propense al rischio? Cosa succede, invece, se si propone loro un portafoglio azionario più "familiare"?
Si dice "il soffitto di cristallo", per indicare il blocco alle carriere femminili. Ma un'analisi dei numeri italiani induce a fare le dovute distinzioni, a seconda di chi è il datore di lavoro. Il pubblico impiego è più paritario e vede una maggior presenza di donne qualificate. Perché nel nostro privato si butta via tanto capitale umano?
Ci sono in Italia molti proprietari di case anziani e poveri. Tra loro, molte le vedove. Il prestito vitalizio ipotecario potrebbe aiutarle, e dare liquidità utile anche per la famiglia. Ma questo strumento finanziario, benché introdotto da qualche anno, è assai poco usato. Perché?
L'inattività delle donne cresce al primo figlio, e aumenta se ne arrivano altri. Allo stesso tempo le madri non occupate manifestano l'intenzione di tornare a lavorare. Ma a quali condizioni? Una ricerca Isfol sostiene le ragioni di chi chiede orari ridotti, più servizi e maggiore flessibilità "buona"
Avere gli amici giusti è fondamentale per raggiungere i vertici. Le reti di conoscenze dei "vecchi compagni di scuola" valgono un capitale; ma - ci dicono due studi americani - non coinvolgono le donne. Per lo meno, non quando si tratta di soldi e carriera
La lontananza tra il lavoro desiderato e quello effettivo delle donne italiane: una mappa numerica dei sogni, tracciata prima della crisi ma ancor più valida oggi. Dalla quale emerge un dato: tra le non-occupate è molto forte la richiesta di un posto part-time
Lavoro e cura, l'impatto dell'immigrazione sulle scelte delle donne italiane: dal 2000 al 2008, l'arrivo delle immigrate ha portato a un aumento di due anni dell'età pensionabile delle donne con un genitore anziano