Articolofamiglie - stereotipi

Come sopravvivere agli
interrogatori da cenone

Se ci fossero, le statistiche lo confermerebbero. Tra Natale e Capodanno aumentano le domande indiscrete servite a tavola tra una frittura e un sottaceto, prima e dopo il torrone. Come sopravvivere, dati alla mano, agli interrogatori da cenone

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Dopo un anno di pandemia, con gli stravolgimenti che ne sono seguiti per l'organizzazione del lavoro, i dati ci parlano di uno squilibrio persistente nella gestione del tempo e dei carichi di cura all'interno delle famiglie. Un'occasione persa per cambiare?

La normativa sui congedi parentali legati al Covid non prevede la possibilità per chi lavora da casa di prendere il congedo, significa ancora una volta non riconoscere lo smart working come un lavoro a tutti gli effetti. Facciamo chiarezza

A trent’anni ancora a casa di mamma e papà, ma quando pensi di andare a vivere per conto tuo?

Quando troverò un lavoro e una casa. L’Italia, dopo la Grecia e la Spagna, è il paese europeo in cui è più difficile accedere al mercato del lavoro se hai meno di 25 anni, con un tasso di disoccupazione giovanile al 36% (contro una media Ue del 17%) e più di 2 milioni e mezzo di disoccupati e inattivi tra i 25 e i 34 anni. Ma il lavoro non è l’unico ostacolo, tra le cause principali del ritardo nell’uscita dalle famiglie d’origine c’è un mercato immobiliare inaccessibile e una totale assenza di politiche per il diritto all'abitare. 

Coppie non sposate, ma insomma, a quando il matrimonio?

Anche mai. Dal 1971 ad oggi i matrimoni in Italia sono più che dimezzati passando da 404mila a 194mila all'anno. Ad essere aumentate sono le coppie che decidono di non sposarsi e fare figli fuori dal matrimonio. Insomma, ci si sposa sempre meno e sempre più tardi (37 anni per lui, 33 per lei). E se ci si sposa lo si fa in comune quasi una volta su due, in chiesa “solo” nel 54% dei casi. Il minimo storico per l'Italia.

E un bambino?  

Se faccio in tempo. In un paese in cui una donna su quattro perde il lavoro dopo la maternità, rinunciare a fare i figli non sempre è una scelta. La precarietà prolungata e la mancanza di servizi sono due elementi che trattengono le donne e i loro compagni, spingendoli a scegliere quando sono alla fine del periodo di fertilità, tanto che a volte è troppo tardi. E, poi: ti è mai venuto in mente il fatto che potrei non averne voglia?

Ora dovete fare il secondo, non glie lo regalate un fratellino?

Non finché il papà non pulisce il bagno. Sono più di cinque le ore che una donna adulta in Italia dedica al lavoro domestico e di cura contro le meno di due dedicate alle stesse attività da mariti e compagni. E in un paese in cui il 78 per cento delle dimissioni volontarie è presentato da madri, non è difficile capire perché la mancanza di collaborazione da parte del partner sia uno dei primi cinque motivi che le donne indicano nella scelta di non fare il secondo figlio.

E zio che sta male, viene a vivere da voi?

Il nostro non è un paese per chi invecchia o si ammala, ma il welfare non può continuare a basarsi sulle famiglie. In Italia nella maggior parte dei casi sono ancora le donne a occuparsi di anziani e malati, a titolo gratuito, mettendo a disposizione il loro tempo, e senza ricevere niente in cambio in termini economici né di politiche da parte dello Stato. Significa una inferiore qualità dei servizi al parente assistito, ma anche mancato accesso o discontinuità di presenza sul mercato del lavoro, con ripercussioni in termini di carriera e previdenza. Invece servono infrastrutture sociali, politiche di conciliazione per le famiglie, e un pieno riconoscimento per caregiver e badanti.

Cin cin!